Respinto il ricorso di Airbnb: dovrà riscuotere la cedolare

In questi giorni è stato respinto il ricorso effettuato mesi fa da Airbnb, nota piattaforma online che riguarda il mercato delle case in affitto. Il Tar della regione Lazio ha infatti bocciato le richieste di Airbnb in merito alla cedolare secca. Ecco tutti i fatti aggiornati dal principio fino alle ultime ore.

Il motivo del ricorso

È stata una lunga battaglia quella che ha coinvolto il canale online Airbnb, che tratta all’incirca sui 400 mila annunci solo in Italia, riguardanti gli affitti degli immobili. Lo scorso governo aveva infatti dato l’incarico di raccogliere le tasse sugli affitti brevi. Cosa che non è piaciuta alla società che si è per l’appunto opposta a tale richiesta. Il motivo comprendeva differenti questioni.

Per prima cosa, bisogna tenere in conto il metodo, ovvero Airbnb sostiene che la norma approvata sia stata senza concertazione. Questo significa che i proprietari delle case così come quelli delle differenti piattaforme non erano stati avvisati ne tanto meno tenuti in considerazione. Dopodiché, è bene inserire la questione del merito. La norma viene ritenuta dall’azienda gravemente discriminatoria, non solamente per le piattaforme come Airbnb ma anche per i consumatori. Infatti, si stima che in nessun altro Paese viene richiesto a delle piattaforme presenti online di fare il sostituto d’imposta.

Che cosa dichiarava il provvedimento

Airbnb si era opposta al provvedimento voluto dal governo che imponeva alla piattaforma di trattenere le imposte che gli utenti avrebbero dovuto obbligatoriamente dichiarare e versare in un secondo momento allo Stato. Proprio per tale motivo, la piattaforma si era opposta, non proseguendo alla riscossione della cedolare secca sulle locazioni brevi (quelle non superiori ai 30 giorni) per poi comunicare all’Agenzia delle Entrare i nomi degli utenti con i redditi relativi.

Questa normativa era stata introdotta nel 2017 dall’allora governo Gentiloni e prevedeva che tutte le piattaforme online trattenessero una quota pari al 21% dai compensi riservati ai proprietari delle strutture e da versare in maniera diretta al Fisco. Il motivo di tale opposizione sta appunto nel fatto che risulterebbe difficile per Airbnb gestire tutti i dati relativi alla privacy oltre il fatto che non spetterebbe a loro tale compito.

La sentenza del Tar della regione Lazio

La sentenza arrivata in questi giorni dal Tar della regione Lazio è molto chiara e lascia poco spazio ai fraintendimenti. La richiesta di sospensiva era già stata bocciata precedentemente sia dallo stesso Tar del Lazio che dal Consiglio di Stato. Ora il pronunciamento è arrivato con l’affermazione chiara e palese che Airbnb dovrà riscuotere la cedolare secca senza ulteriori indugi.

Per quanto riguarda il parere dei giudici, non esiste nessun motivo di discriminazione, di diversità nel trattamento e nemmeno si desidera limitare Airbnb per quanto riguarda la libertà di concorrenza. Si è infatti messo in luce quanto la società non può contestare di adempiere il sostituto d’imposta poiché sta già attualmente svolgendo sia in Italia che in altre nazioni estere, attività per lo più similari a quelle che vengono contestate. Gian Marco Centinaio, Ministro del turismo sostiene che è fondamentale agire per la lotta all’illegalità e all’abusivismo per poter rilanciare il turismo, che ad oggi sta vedendo un lieve danneggiamento.

Airbnb in questi anni ha continuato a non far applicare la legge e pertanto si stima che nei primi diciotto mesi in cui si sarebbero dovute versare le imposte, l’azienda abbia omesso di versare ben più di 250 milioni di euro.

Quali sono le prossime mosse di Airbnb

La nota piattaforma online si dimostra delusa e amareggiata dall’esito della sentenza e intende a questo punto, sporgere ricorso presso il Consiglio di Stato anche al fine di una ipotetica attenzione della Corte di Giustizia Europea. Airbnb aggiunge inoltre che questa sentenza del tribunale amministrativo vuole solamente svantaggiare chi non fa utilizzo del contante.

Quali sono gli obiettivi del nuovo governo

Il nuovo governo invece desidera introdurre un codice identificativo per ogni casa, alcune regioni d’Italia sono già passate alla fase di sperimentazione. Airbnb si espone affermando che è fondamentale evitare il caos: viene necessario installare un codice unico con un solo adempimento online che permetta alle persone di condividere la casa immediatamente.

Questa è un’ottima idea ma purtroppo al giorno d’oggi ancora non si riesce a raggiungere l’obiettivo perché ci sono tanti tentativi che non fanno funzionare i vari aspetti. Quello anche che non aiuta sono le molte leggi impugnate dal governo che creano il caos. Il ministro dovrebbe impegnarsi maggiormente, sostiene il Country Manager di Airbnb Italia, a creare uniformità, un sistema equo comprensibile per tutti e non discriminatorio. Con tutte queste premesse allora si potrebbe assolutamente approvare l’idea a cuor leggero.

In conclusione, Airbnb risulta non avere scampo e si deve impegnare a presentare all’Agenzia delle Entrate i nomi degli utenti e i redditi relativi, dopo aver effettuato la riscossione della cedolare secca sulle locazioni brevi. Dopo quindi circa due anni dalla lunga battaglia si è quasi giunti alla fine. Non sono molte le associazioni schierate con la piattaforma online, tra loro si possono nominare il Codacons e l’Antitrust. Questi affermano che con tale misura, gli utenti online verrebbero scoraggiati dall’utilizzare tale piattaforma. I consumatori stessi sarebbero penalizzati e si rischierebbe anche di incorrere in una minore varietà riguardante l’offerta oltre che ovviamente bisognerebbe tenere in conto l’impatto assolutamente devastante sulla domanda stessa. Sicuramente al momento attuale Airbnb si sente fiduciosa in un eventuale cambiamento di rotta, risultando disponibile a trovare una soluzione alternativa. Ad esempio, si potrebbe proporre alla stessa Agenzia delle Entrate di collaborare: Airbnb si impegnerebbe con una cadenza ancora da sancire, a rendere noto il personale flusso delle prenotazioni. La questione è ancora incerta e molto vaga. L’aspetto sicuramente palese è che non sono stati ancora resi noti i nomi dei locatari presso l’agenzia delle Entrate così come non sono ancora state raccolte le imposte. Intanto, la quota degli annunci che viene pubblicata dalla piattaforma sta crescendo a dismisura, e la somma da versare si fa sempre più pesante.

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Pubblicato il: 22 Febbraio 2019

Filed Under: News

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