Quanti visitatori hanno rubato le OTA agli Hotel tramite campagne PPC?

Il fatto che le OTA influenzino pesantemente la visibilità di una struttura sul web è innegabile, ma vi siete mai chiesti quanti visitatori vengano “rubati” dalle OTA al vostro hotel? Continuate a leggere per scoprirlo.

Ad alcuni potrebbe sembrare una domanda astratta, ma le OTA influenzano le ricerche del vostro hotel sui motori di ricerca più di quel che crediate. Come riportato in un’interessante report di Brand Verity condiviso anche su Tnooz, nel quarto trimestre del 2014 ogni hotel ha perso in media 31.653 click al mese a portali intermediati che hanno investito sul loro brand.

La ricerca condotta da Brand Verity ha analizzato i volumi di ricerca nel quarto trimestre del 2014 di 25 dei brand alberghieri più famosi negli Stati Uniti. Dai risultati è emerso che, nonostante i brand alberghieri abbiano fatto un ottimo lavoro nel contrastare l’investimento delle OTA sui loro brand su Google, la situazione su AOL, Bing e Yahoo è significativamente peggiore.

Cosa significa questo? Che alcuni intermediari stanno investendo su keywords di brand alberghieri per inoltrare i click sui link al loro sistema di prenotazione, interferendo quindi con le strategie di marketing delle strutture ricettive. Ciò comporta non solo la perdita dei click dovuto all’uso del loro trademark, ma anche un aumento delle spese per le campagne PPC basate sulle keyword del brand di loro proprietà.

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Un grafico che mostra la quantità di annunci pubblicitari presenti per un brand specifico

La ricerca ha evidenziato come le OTA stiano riducendo gli investimenti sui brand sulle piattaforme di Google, aumentando invece la spesa sulle altre piattaforme. Nonostante lo studio sia stato condotto negli Stati Uniti, è possibile prenderlo come esempio per comprendere l’attuale situazione delle OTA sui motori di ricerca in Europa, dove questo fenomeno parrebbe essere particolarmente diffuso.

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Una lista delle OTA che sfruttano maggiormente le campagne PPC per “rubare” visitatori ai brand alberghieri

Come potete vedere dalla lista qui in alto, che comprende le OTA che maggiormente sfruttano le campagne PPC per “rubare” visitatori agli hotel, è assente Expedia, che tuttavia ha recentemente acquisito Orbitz ed è quindi concretamente coinvolta in questo fenomeno.

PPC: Hotel vs OTA

Ma allora cosa possono fare le strutture ricettive per contrastare questo comportamento da parte delle OTA? Ecco quanto scritto nel report:

Mentre l’investimento delle OTA sui trademark è quasi scomparso da Google e Google Mobile, è ancora presente su AOL, Bing e Yahoo. Inoltre, le OTA occupano un’enorme porzione degli annunci “No Trademark” in questa categoria. I brand alberghieri hanno svolto un ottimo lavoro nel monitorare il proprio brand su Google, ma dovranno fare la stessa cosa sugli altri motori di ricerca pur continuando a negoziare i loro contratti con le OTA.

Appare chiaro quindi come gli hotel debbano impegnarsi per contrastare l’attuale situazione sui motori di ricerca. Ci sentiamo di sconsigliare in questo caso l’uso di campagne PPC per cercare di superare le OTA, che notoriamente possono contare su budget pubblicitari enormemente superiori a quelli delle strutture ricettive.

Anche impegnandosi a livello economico per realizzare campagne PPC, i risultati potrebbero non essere quelli attesi in una situazione di parità tariffaria, che vedrebbe principalmente avvantaggiate proprio le OTA.

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Pubblicato il: 29 Aprile 2015

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