Offerta lavorativa nel turismo 4.0 tra realtà e prospettive future

Con un dipendente su quattro ancora in attesa dell’erogazione della cassa integrazione, dopo più di quattro mesi, la situazione relativa alle assunzioni è veramente drammatica.

In Italia, specialmente nelle città d’arte, più del 50% degli hotel sono ancora chiusi fino a data da destinarsi, il che comporta, chiaramente, una riduzione importante dei posti di lavoro nell’industria turistica.

Offerta lavorativa in calo

Basta aprire alcuni dei siti di offerte di lavoro più autorevoli del settore, quali ‘hosco.com’ e ‘job in tourism’, per vedere che le posizioni aperte risalgono al 3 marzo 2020, almeno su Roma, fatta eccezione per alcune richieste (tre/quattro) di stagisti/tirocinanti come camerieri/barman o receptionist.

Nel mezzo di questa situazione abbastanza preoccupante, abbiamo voluto indagare più da vicino su quelle che sono le attuali prospettive nel mondo del lavoro nel turismo post Covid-19.

I sondaggi

Sono stati condotti due sondaggi su un campione di 100 direttori/manager e 200 impiegati del settore. I dati ricavati da queste indagini sono molto interessanti e ci forniscono un highlight su quello che sarà il mondo del lavoro nel turismo 4.0.

Il management

Il sondaggio condotto tra i direttori e i manager, ci conferma quanto espresso precedentemente in tema di assunzioni. Il 70% non prevede di assumere nel breve tempo, per causa di forza maggiore. Il 30% lo farebbe solo perchè strettamente necessario.

Esperienza si, esperienza no?

Circa la figura più quotata ad essere assunta, vediamo che gli imprenditori, in netta maggioranza, propenderebbero per una persona più professionalizzata, con più esperienza, in più mansioni, il che non stupisce.

L’assunzione di una persona già formata, con esperienza pregressa solida, non può che apportare valore all’azienda. Ma, spesso e volentieri, questo tipo di profilo non viene valorizzato per ciò che merita e viene ‘sfruttato’ per le capacità e competenze acquisite come un qualunque altro addetto.

Il 40% sceglierebbe, invece, una persona con poca esperienza da formare nel tempo. Scelta oculata per le imprese che vogliono creare il proprio staff a propria immagine e somiglianza.

Ma, nell’epoca post-covid19, è verosimile che questa tipologia di profilo venga scartata più facilmente, in quanto un addetto con maggiori competenze riesce a ricoprire più ruoli, abbattendo considerevolmente i costi.

I sopravvissuti

Uno staff iper-professionalizzato è, forse, ciò a cui stiamo andando incontro. Ed è stato possibile vedere come, grazie ad una selezione darwiniana, alcune posizioni piuttosto che altre sono rimaste in piedi nonostante il covid.

Parliamo, ad esempio, di tutto il comparto commerciale, nelle figure dei sales, channel e revenue manager, che, nonostante la diffusione del coronavirus, hanno continuato a lavorare in smart working per gestire cancellazioni e future strategie per la ripresa.

La valutazione del Curriculum Vitae

E’ stato, poi, chiesto ad alcuni esponenti del management degli hotel intervistati, quali skills e attitudini saranno più considerate all’interno di un curriculum dopo il coronavirus.

Non vi sono particolari differenze con le capacità richieste ante-covid, ma una grossa novità sono le competenze relative al marketing e al digital. Dopo aver subito una forte impennata nel periodo della quarantena, il digital si presenta come piano b di una forte maggioranza degli addetti del settore turismo.

Tre imprenditori su cinque, dichiarano che avere la possibilità di assumere una persona che abbia acquisito skills nel campo del digital, faciliterebbe la promozione della propria struttura, abbattendo il costo del social media manager esterno.

Gli impiegati

Questi ultimi dati vengono confermati dal sondaggio condotto tra gli impiegati del settore che, qualora decidessero di cambiare settore, si orienterebbero, per lo più, sul digitale e sul marketing.

Cambio settore: si o no?

Infatti, almeno il 40% dei professionisti cambierebbe settore in questo momento. E’ giusto specificare che in questo 40%, quasi tutti gli intervistati, appartengono ad una fascia d’età compresa tra i 25 e i 35 anni.

Il 60% che, a gran voce, risponde no, riguarda figure professionali inserite nel turismo da oltre 15-20 anni, che hanno investito tutta la loro vita per la crescita in questo settore e che, assolutamente, vogliono superare la tempesta per vedere come andrà a finire.

I settori più gettonati

Oltre al digital e al marketing, tanti sono i settori su cui si orienterebbero i giovani professionisti, qualora abbandonassero il turismo: dal giornalismo al commerciale, dalla pubblica amministrazione alle vendite export, dal lavoro d’ufficio al settore enogastronomico.

Skills dei giovani professionisti

E alla domanda ‘quali skills utili porteresti con te nel nuovo settore a cui aspiri?’ le risposte hanno confermato che le competenze che si ha la possibilità di apprendere, lavorando nel turismo, sono assolutamente trasversali ed utilizzabili anche in altri campi.

Conoscenza delle lingue, capacità di comunicare, empatia, problem solving, gestione dello stress, capacità organizzative, sono tra le skills e attitudini più comuni nei curriculum di chi si approccia al settore dell’ hospitality e, pur essendo molto frequenti, non sono di certo scontate.

L’importanza della formazione

Come ultima domanda del sondaggio è stato chiesto agli impiegati se stessero frequentando corsi online. Di questi più del 40% afferma di aver seguito o di seguire un corso online negli ultimi 3 mesi. Dato positivo e rassicurante, in quanto la continua formazione è l’unica strada per diventare più competitivi degli altri candidati.

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Pubblicato il: 7 Agosto 2020

Filed Under: Approfondimento, News

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