L’intervista: Massimo Quarta e l’Hotellerie a Roma

Con questo articolo inauguriamo una nuova rubrica in cui abbiamo la possibilità di intervistare alcune delle personalità più importanti nel panorama turistico e alberghiero. In questo caso abbiamo il piacere di condividere con voi il pensiero di Massimo Quarta.

Come già accennato Massimo Quarta è una voce autorevole nel panorama alberghiero italiano e romano, grazie anche alla sua trentennale esperienza in questo settore. Quarta è proprietario del “Quarta Hospitality Group”, che comprende Hotel Regno, Hotel Oxford e M&G Apartments.

Cosa ti lega al mondo del turismo?

Un grande Amore e la Grande Passione per questo comparto che abbraccia un territorio unico e trasversalmente l’arte, la cultura, i rapporti umani, persone provenienti da tutto il mondo che arricchiscono le nostre conoscenze, ampliano le vedute della nostra mentalità troppo provinciale.

In cosa si distingue l’albergatoria della precedente generazione da quella in cui oggi ti trovi a operare?

L’anima è la stessa e deve rimanere tale perché l’Ospitalità non si improvvisa: certo è che dobbiamo approfondire molto le conoscenze in materia di risorse umane, di tecnologia e di competitività. Prima c’erano meno della metà delle strutture ricettive e l’economia di mercato era sana. L’ospitalità italiana è nata in maniera genuina negli anni ’60 e ’70. Oggigiorno invece abbiamo purtroppo una grande massa di strutture improvvisate, abusive, più o meno adeguate.

C’è un overdose di strutture ricettive, soprattutto non professionali e ci declassa come prodotto Roma. Noi altri piccoli e medi adesso ci dobbiamo guardare intorno e iniziare a muovere sotto il punto il vista di marchio. La questione delle risorse umane è fondamentale: se non hai uno staff allineato e professionale che vede il cliente come prima cosa al mondo, con questa miriade di alberghi che ci sono hai poche speranze di farcela. Prima senza Internet potevi permettertelo, ma con la diffusione degli smartphone ora è impossibile.

Qual è la tua filosofia nel lavoro?

Se vogliamo parlare di filosofia pura del nostro mestiere mi aggancio al punto primo: amore per il lavoro e per la professione. Si agganciano e sono strettamente interconnessi. Chi entra nelle mie aziende deve respirare questo ed è ciò che cerco di instillare: il cliente è al primo posto. Tutto il resto viene dopo: lo stesso albergatore, direttore o proprietario che sia viene dopo il cliente. O c’è questo concetto o è in utile fare questo mestiere.

E’ la differenza abissale tra l’albergo di oggi e degli anni ’70. Prima il cliente si accontentava e pensava “siamo a Roma e si mangia bene”, ma oggi il contesto è contrario. Abbiamo l’obbligo di offrire una buona immagine delle strutture. Quando esci fuori trovi tutti i problemi di Roma: autobus, aeroporto che non funziona, i taxi; gli eventi che mancano. La filosofia è la cosa principale.

Anche l’aggiornamento conta. Dobbiamo essere aggiornati, far girare eventi e offrire emozioni. Oggi il cliente viene nel tuo albergo e Roma per vivere un’esperienza, un’emozione e un qualcosa in più che nelle altre capitali non c’è, grazie anche all’ospitalità degli italiani.

Quali sono le risorse che dovremmo sfruttare maggiormente?

Le risorse sono il nostro ambiente, il territorio e la nostra storia. Queste sono le risorse che dovremmo sfruttare maggiormente. La nostra esperienza nel campo, l’esperienza dei nostri clienti. C’ è un confronto giornaliero e io parlo con i clienti. Amo farlo e amo parlare con i clienti.

Quindi le risorse ne abbiamo a bizzeffe, ma non le usiamo. Noi italiani siamo colpevoli perché abbiano risorse immense come arte e cultura, ma a Roma è tutto poco sfruttato. Sul 100% sfruttiamo soltanto il 30% delle risorse disponibili.

Non abbiamo rispetto per il territorio: la città è sporca, trascurata, trasandata e non è una capitale; non è una città di valore internazionale. E’ inutile continuare con i luoghi comuni come “a roma la gente verrà sempre”. O esce un marchio italiano forte o noi, e ne sono convintissimo, avremo molte difficoltà.

Il contesto sicuramente non aiuta. Siamo schiacciati dalle tasse. Se non interviene una politica seria di riduzione fiscale l’unica salvezza è un marchio internazionale forte, come un’affiliazione con una catena internazionale forte che ti dia la sicurezza di un certo flusso economico.

Le stesse commissioni dei portali sono assolutamente insopportabili. Il 22% + iva. Non c’è un meccanismo economico sano. C’è un sistema economico malato che ti crea una problematica interna fortissima a livello di investimento e imprenditoria.

Web Marketing, Revenue Management, Social Media: cosa fai e cosa farai?

Bisogna puntare sempre di più sui social media. Una risorsa interna che lavori di più sui social media o sul revenue è quasi fondamentale. Lo stesso web marketing e le strategie delle strutture vanno riviste. Gli alberghi di nicchia possono fare di più e meglio per bypassare i portali. Siamo troppo abitudinari e viviamo di rendita.

Cosa pensi dell’attuale momento turistico e del futuro del turismo nel nostro paese?

Non c’è il ministero e le associazioni di categoria sono abitudinarie; sono fossilizzate. Sempre gli stessi personaggi, sempre le stesse facce. Penalizza duramente non avere un ministro della cultura forte, come anche una politica della cultura, dell’arte, del turismo, degli spettacoli e del cinema. Se ci fosse una politica forte sul turismo le cose sarebbero molto diverse: regolamenti, regole e normative verrebbero rispettate da tutti, penalizzando così l’evasione fiscale.

In questo senso la tassa di soggiorno è stata una tegola pesantissima. Il futuro deve vederne l’abolizione o una riduzione, così che non possa intaccare la scelta degli ospiti. Le persone che tornano da Roma sono increduli. Bisogna dare un grido di allarme sul fatto che l’Italia e Roma debbano avere una politica unitaria e un futuro più concreto e più attento sul mondo del turismo, perché in questo momento non esiste. Nè a livello politiche che imprenditoriale.

A livello di associazione di categoria ne abbiamo una forte ma statica: dovrebbe avere persone nuove e giovani, che permettano di contribuire con una visione diversa. Ci vuole gente viva che dia il tutto per tutto per lavorare in albergo. La prima impressione del cliente è quella che ti rovina.

Di questo passo Roma diventerà una capitale di serie B. Basta con le abitudini che ci seppelliranno.

Rettifica: in questa intervista quando Massimo Quarta parla di associazione di categoria si riferisce a Federalberghi Nazionale.

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Pubblicato il: 11 Marzo 2015

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