OTA: ecco come manipolano i risultati di ricerca degli hotel

Il mondo di internet è composto da una vasta rete che spesso ci fa dimenticare che dietro ogni suo nodo esistono persone, esistono organizzazioni ed esistono strategie. Troppo spesso infatti non si tiene conto che i numeri, i volumi di visite, i click e le statistiche fanno sempre capo a persone.

In particolare, questi numeri sono mossi da persone e determinate scelte sono compiute in ambito di strategie più generale, che spesso perdiamo di vista. Questo è un principio di base, vediamo meglio come si manifestano facendo un esempio. Una pratica che è emersa negli ultimi tempi è uno stratagemma che le OTA mettono in atto quando devono selezionare i risultati delle ricerche degli hotel.

OTA e manipolazione dei risultati di ricerca

A non voler essere in malafede si può parlare appunto di strategia, a voler pensar male invece, come si sa, si fa peccato e si può parlare di manipolazione di dati. Forse la verità potrebbe essere nel mezzo, ma è giusto approfondire questa faccenda. Questo tipo di pratica prevede che le OTA penalizzino alcuni hotel a discapito di altri a livello di posizionamento a livello dei risultati delle ricerche.

Dietro questo scenario esistono da una parte, gli hotel che preferirebbero fare a meno delle OTA e ricevere direttamente le prenotazioni, dall’altra, ci sono le OTA, i portali che offrono il servizio di ricerca e che quindi, tirando acqua al proprio mulino, preferirebbero invece restare sul mercato e continuare a guadagnare profitti sulle prenotazioni per gli alberghi. Questo conflitto è chiaramente palese e lo è sempre stato, infatti ad un occhio critico, potrebbe già essere apparso in passato come un problema complesso ricco di elementi contraddittori.

Tuttavia la manipolazione da parte degli OTA è risultata emergere solo da questa primavera, dopo che alcuni alberghi hanno vinto una serie cause legali in Europa che hanno fatto emergere recensioni e voti inferiori di natura sospetta.

Questo è stato inoltre confermato dalle parole di Dori Stein, amministratore delegato di Fornova, una società tecnologia che lavora nel settore alberghiero. A questa pratica, a questo problema, sono stato dati nomi come “oscuramento” oppure “penalizzazione”. La Stein dice proprio che la vendetta delle OTA consiste nel manipolare i risultati di ricerca penalizzando e quindi riducendo il volume di visite e conseguenti affari, degli hotel.

Queste sentenze in Europa hanno rappresentato un precedente legale significativo, questo ha fatto sì che avessero effetti anche sul mercato statunitense. Sempre la Stein sostiene che per esempio Expedia, sia il più grande oscuratore di dati nel settore turistico, invece Booking.com può anche aver abbassato il ranking di ricerca degli hotel, ma non ha rimosso le foto di questi ultimi.

La difesa di Expedia

Esiste quindi un problema che finalmente sembra sarà soggetto ad analisi e sottoposto a soluzioni anche nel breve periodo, il tempo che gli attori dei settori coinvolti riescano a vederci chiaro e a capire come superare l’impasse. Ma cosa dicono le OTA e quindi cosa risponde direttamente Expedia a suo favore?

In realtà la risposta del gigante dei portali per quanto riguarda il settore turistico-alberghiero, forse forte proprio della proprie dimensioni elevate, non fa e non dice molto per mettere a tacere gli oppositori di questo sistema.

In realtà si tratta forse di una mossa per prendere tempo, oppure per cercare di far calmare le acque e magari spingere questo problema nel dimenticatoio e nascondere la polvere sotto il tappeto. Expedia infatti a sua difesa, sostiene che sì, è vero il meccanismo che usa di penalizzare gli alberghi nei risultati di ricerca, ma l’azienda sostiene che il proprio operato è svolto in virtù di una strategia orientata al cliente e che questa pratica può solo dare vantaggio a questi ultimi.

Questo è stato il succo del discorso da parte del vice presidente di Expedia, Melissa Maher, anche se non possiamo nascondere, sia una risposta che non soddisfi molto. Principalmente si tratta di un’argomentazione già nota, quella della grande azienda che cerca di nascondere un operato non proprio corretto e legale, con la giustificazione dell’orientamento della stessa aziende a soddisfare i bisogni dei consumatori e dei suoi clienti.

Ad ogni modo, questo è lo stato della vicenda ad oggi, ma possiamo prevedere che ci saranno in seguito delle evoluzioni.

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Pubblicato il: 16 Settembre 2016

Filed Under: News, OTA

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