Il contenuto come forma di pubblicità: La “Native Advertising”

Alzi la mano chi conosce la native advertising. Attenzione, potresti non averne sentito parlare, ma è molto probabile tu l’abbia incrociata “scrollando” contenuti online.

Qualche mese fa abbiamo parlato di quanto le persone credano nella pubblicità, un termine piuttosto ampio che incorpora tanti strumenti diversi.

Il target, il canale, l’obiettivo, sono tutti fattori che, nell’equazione complessiva della strategia, ti portano ad individuare lo strumento più funzionale allo scopo, motivo per il quale potresti optare per un post su uno specifico social network, una campagna display con Google adwords, una tariffa particolarmente attraente su un metamotore, fino ad arrivare alle classiche forme pubblicitarie dei media off line.

Il punto è che la pubblicità deve trovare sempre nuove modalità per attrarre l’attenzione del pubblico, composto da persone che sono disposte a dedicare sempre meno tempo ai messaggi di vendita, complice l’evidente cambiamento nei comportamenti di spesa.

Cos’è la pubblicità nativa

Hai presente quando consulti un blog e tra gli articoli che puoi approfondire ti capita di vederne uno con il nome di un brand o di un prodotto, perfettamente mimetizzato nella grafica perché apparentemente coerente con gli argomenti solitamente trattati?

Quella è pubblicità nativa, una forma che non spezza o interrompe l’attenzione che l’utente sta dedicando a specifici argomenti e che, per tali motivi, deve essere graficamente e contenutisticamente in linea con il canale che la ospita.

Se ne è parlato per la prima volta nel lontano 2011, ma se oggi torna prepotentemente alla ribalta è perché l’investimento da parte delle imprese, negli Stati Uniti, ha subito un incremento nel 2021 di quasi il 40%. 

La previsione è che raggiungerà i 100 miliardi nel 2023, considerando che, da studi recenti, una pubblicità nativa viene notata di più dei classici banner da oltre il 50% degli utenti.

Come sfruttare questo strumento

Diciamo subito che ogni strumento presenta il suo indubbio valore, perciò, nonostante un minore appeal ad esempio dei banner, non sarebbe saggio eliminarne qualcuno senza prima valutarne l’efficacia per un determinato obiettivo su uno specifico target.

Detto questo, per sfruttare la native advertising, è necessario avere dei contenuti informativi, che possano essere modificati per vendere.

In un articolo, come in un testo in generale, puoi trasferire i valori del tuo brand, raccontare le emozioni che fai vivere attraverso un’esperienza, descrivere l’evento di un cliente importante per promuovere l’attitudine della tua struttura a gestire avvenimenti di quel tipo, il tutto con un formato che deve avere un duplice intento: informare e vendere.

Non devi avere necessariamente un blog, ma di certo aiuta in termini di argomenti da sfruttare. Potresti avere uno chef stellato con articoli di giornale che lo riguardano e una pagina, sul tuo sito web, dedicata alla sua arte, oppure un servizio unico dedicato ad un target come le famiglie oppure gli animali da compagnia. 

Devi essere pronto a descrivere tutto ciò che ti caratterizza, raccontando, come nelle migliori storie, l’esperienza che sei in grado di regalare e i motivi per i quali dovrebbero prenotare il prima possibile.

Sarà un esercizio utilissimo… anche senza la pubblicità nativa. 

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Pubblicato il: 31 Agosto 2022

Filed Under: Content Marketing, Social Media, Web Marketing

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