Hotellerie e economia sommersa: i dati di Federalberghi

Federalberghi e l’intero settore alberghiero da sempre pone molta attenzione all’economia sommersa e all’abusivismo in quanto tale fenomeno può avere un impatto fortemente negativo sull’intero settore. Ecco allora alcuni dati aggiornati sull’attuale situazione in merito al sommerso in Italia, proposti direttamente da Federalberghi.

Con il termine shadow economy si indica l’economia sommersa, cioè l’insieme di quelle attività e transazioni economiche che non vengono registrate e quindi hanno un impatto negativo sia sul mercato di riferimento che sul bilancio statale.

Infatti questa economia in nero è, proprio per le sue stesse caratteristiche, non tassabile perché le entrate non vengono portate a conoscenza del Fisco. In secondo luogo le attività non sono controllate e, quindi, da un lato non sono a norma di legge, dall’altro possono proporre ai consumatori tariffe inferiori rispetto alla media del mercato. Di conseguenza danneggiano gli operatori onesti e impattano negativamente sui trend del settore.

Il ruolo di Federalberghi

Federalberghi monitora insieme a Incipit Consulting SRL e Inside Airbnb (due istituti di ricerca indipendenti, uno italiano e il secondo statunitense) tutte le offerte ricettive che vengono messe a disposizione degli utenti sui principali portali di prenotazione. Questa analisi dettagliata è una modalità che permette di rilevare anche parte dell’economia sommersa nel settore hotellerie perché la comunicazione di queste soluzioni in nero avviene per la maggior parte su internet.

Il confronto dei dati rilevati con quelli ufficiali riguardanti soltanto le attività ricettive autorizzate e regolamentate consente di far emergere una notevole percentuale dell’economia sommersa. In particolare il monitoraggio di Federalberghi ha potuto constatare come il portale Airbnb ormai non agisca più come un operatore della sharing economy. Infatti ad agosto 2018 sono stati censiti ben 397.314 alloggi italiani e la crescita del trend si attesta al 78,34% rispetto allo stesso periodo del 2016. In secondo luogo si è riscontrato che:

  • la maggior parte degli annunci pubblicati interessa interi appartamenti sfitti (più di tre quarti, pari al 76,88%). Di conseguenza si entra in contrasto con uno dei principi base del portale, quello della condivisione dell’alloggio con il proprietario;
  • gran parte delle offerte riguarda le località turistiche e le grandi città. Non solo questa attività non compensa la mancanza di offerta, ma danneggia gli esercizi autorizzati;
  • non sono attività occasionali, perché la disponibilità di interi appartamenti può superare molto spesso (64,58% degli annunci) i 6 mesi nel corso dell’anno;
  • si tratta di attività economiche effettive, non forme saltuarie per l’integrazione del reddito. Molto spesso i proprietari e gli inserzionisti gestiscono più alloggi: ciò accade in oltre la metà degli annunci (62,22% dei casi). Esistono persino soggetti che gestiscono oltre 4.000 camere e appartamenti contemporaneamente;
  • i dati di Federalberghi su queste strutture parallele sono messi a disposizione delle autorità investigative competenti e di tutte le amministrazioni nazionali e locali per monitorare e indagare il fenomeno.

La shadow economy nel settore alberghiero e ricettivo

L’ultimo report di Federalbeghi, pubblicato il 25 settembre 2018, rileva come in Italia siano presenti almeno 400.000 alloggi turistici che appartengono alla shadow economy e che per questo motivo sfuggono a ogni controllo.

Al tempo stesso l’ente ha sottolineato il fatto che le strutture parallele censite sono soltanto una frazione di quelle effettivamente operanti. Di conseguenza il fenomeno risulta essere molto più consistente e preoccupante per i suoi effetti negativi sul settore turistico e ricettivo. Secondo l’analisi di Federalberghi le regioni più interessate sono la Toscana e la Sicilia, presenti rispettivamente con 59.320 e 51.022 annunci non regolamentati di camere o interi appartamenti in rete.

Seguono il Lazio (40.700 annunci) e la Lombardia (40.494), anche se è la Liguria a registrare la maggiore densità, cioè il più elevato numero di annunci per chilometro quadrato. Invece in Trentino Alto Adige si è verificato un incremento del 131,9% rispetto allo stesso periodo del 2016, mentre la crescita media è stata del 78,34%.

Per quanto riguarda le città italiane, il fenomeno risulta essere maggiormente presente nelle grandi città, come Roma (29.519 annunci) e Milano (18.482). Seguono quindi le città d’arte e turistiche, cioè Firenze (11.341 annunci), Venezia (8.025) e Napoli (6.858).

Gli effetti della shadow economy e le necessarie contromisure

L’economia sommersa nel settore turistico e alberghiero è un fenomeno sempre più dilagante e, come ha sottolineato Federalberghi, si tratta di attività che hanno un impatto negativo non solo sul mercato e sugli operatori del settore, ma anche sugli stessi utenti e sulla comunità. In secondo luogo aumentano i rischi causati da queste strutture parallele. Già in alcuni Paesi sono state introdotte da tempo misure per contrastare le degenerazioni della sharing economy nel turismo.

Proprio per il fatto che il settore turistico e ricettivo rappresenta uno degli ambiti più importanti per l’economia italiana è necessario introdurre modalità e limitazioni per regolare meglio la locazione breve. Queste soluzioni possono contribuire ad arginare lo spopolamento dei centri storici per trasformare le abitazioni private in ambienti ricettivi privi di autorizzazione sfruttando le opportunità messe a disposizione dalla sharing economy. Contemporaneamente Federalberghi evidenzia come la degenerazione delle modalità di locazione di Airbnb e di altri portali costituiscano un vero e proprio inganno per il consumatore.

Inoltre permette di eludere tutte le norme poste a tutela del cliente e del mercato. Un altro aspetto rilevante è che, oltre a configurarsi come un problema di evasione fiscale, l’economia sommersa nel settore alberghiero e ricettivo costituisce un fenomeno sempre più consistente di concorrenza sleale. Queste modalità, soprattutto quando le piattaforme online incoraggiano il traffico sospetto oppure adottano posizioni neutre, danneggiano sia gli operatori che gestiscono a norma e in maniera corretta le nuove forme di accoglienza che le tradizionali imprese turistiche.

In questa categoria vengono comprese strutture di qualunque livello, dagli alberghi ai resort, dai bed and breakfast alle case vacanze e agli affittacamere. Infatti per legge ogni tipologia di attività ricettiva deve soddisfare, oltre agli obblighi contributivi e fiscali, precisi requisiti per le caratteristiche delle strutture, sia per quanto riguarda il numero massimo di ospiti e di bagni che per la presenza del proprietario.

Proprio per questo motivo gli albergatori richiedono da tempo che venga contrastato l’abusivismo nell’ambito della locazione breve e che sia istituito un registro nazionale degli alloggi turistici. In questo modo diventerebbe un obbligo di legge per tutti gli operatori di questo settore, anche per quelli presenti esclusivamente sulle piattaforme online, il rispetto delle normative poste a tutela dei clienti, della concorrenza e del mercato.

Scritto da:

Pubblicato il: 17 ottobre 2018

Filed Under: Approfondimento, News

Visite: 354

Tags: ,

Lascia un commento