Expedia rinuncia alla rate parity in Europa

Nuovo colpo di scena in quella che sembra essere una rivoluzione per il settore del turismo online. Expedia ha infatti deciso di abolire la parity rate in tutta Europa.

Con un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del portale, Expedia ha annunciato l’abolizione delle clausole di rate parity dai contratti con gli hotel a partire dal 1° agosto per una durata di 5 anni, seguendo l’esempio di Booking.com e dei termini presenti negli accordi siglati con le autorità Antitrust di Francia, Italia e Svezia:

Anche se Expedia continua a sostenere che le sue clausole di parità tariffaria, di condizioni e di disponibilità sono lecite e conformi al diritto della concorrenza, Expedia ritiene che l’annuncio di oggi sia un passo positivo in favore della chiusura in modo omogeneo su scala paneuropea delle istruttorie avviate in merito a tali clausole.

[…]

Expedia spera che l’annuncio di oggi permetta alla stessa ed ai suoi partner albergatori di concentrarsi nuovamente ed interamente sull’offerta congiunta per garantire varietà e valore aggiunto per i viaggiatori in cerca d’interessanti offerte di soggiorno.

L’abolizione della parità tariffaria riguarderà tutte le strutture ricettive in Europa e sarà disponibile per tutti gli utenti di Expedia, Hotels.com e Venere. La mossa di Expedia può essere considerata un importante segno di cambiamento per il mercato alberghiero e turistico europeo, annullando gli obblighi contrattuali imposti alle strutture ricettive sulla possibilità di offrire tariffe più vantaggiose su altri portali.

Naturalmente l’abolizione delle clausole sulla parità tariffaria tra OTA non restituisce interamente l’indipendenza alle strutture ricettive, in quanto rimane, almeno nel caso di Booking.com, l’impossibilità di inserire tariffe più vantaggiose sul canale diretto, ovvero il sito web ufficiale. Proprio questo “dettaglio” ha spinto molti albergatori e associazioni di categoria a protestare, considerando come proprio il canale diretto sia l’unico che garantisca prenotazione disintermediate e prive di commissioni che, in alcuni casi, possono raggiungere addirittura il 22%.

La speranza di molti, come emerso anche dall’iniziativa “Fatti furbo” di Federalberghi e dal ricorso al Tar del Lazio, è che l’Italia possa seguire l’esempio della Francia, dove il Parlamento ha votato una legge per l’abolizione totale delle clausole di parity rate, restituendo al settore alberghiero francese la propria indipendenza dai vincoli imposti dalle OTA.

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Pubblicato il: 2 Luglio 2015

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