Lotta all’abusivismo: arriva un codice identificativo per gli affitti su Airbnb

Partono da qui le misure allo studio del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Un sistema identificativo che dia un numero a ogni struttura ricettiva e che, come promette il ministro Centinaio al Sole 24 Ore, combatta gli abusivi “facendo emergere il sommerso” e che chiuda “le praterie con poche regole” della sharing economy.

Il sistema è in già in uso da settembre in Lombardia e da tempo in paesi come Francia e Inghilterra e proprio quest’ultima è il riferimento per il ministro il cui “obiettivo è dare le stesse multe dell’Inghilterra: 100mila euro di multa a chi opera senza codice identificativo”.

Per il ministro Centinaio il progetto punta a “far sì che chi lavorerà in legalità avrà il codice identificativo e quindi potrà promuovere e vendere le proprie strutture anche sui siti on line, chi invece non avrà il codice identificativo vorrà dire che sarà un abusivo”.

La delibera approvata dalla Giunta regionale della Lombardia prevede, infatti, un codice identificativo di riconoscimento (Cir) corrispondente al ‘codice regione’ attribuito nel momento dell’iscrizione al portale Turismo 5, il servizio di gestione dei dati turistici per le strutture ricettive lombarde e i cui prerequisiti sono la comunicazione di inizio attività, la registrazione al sito ‘Alloggiatiweb‘ e l’osservanza alle norme in materia fiscale e di sicurezza.

L’obiettivo finale è chiaro: recuperare le tasse derivanti dal pagamento della cedolare secca (il 21%) da tutti quelli che affittano una casa anche su piattaforme online. Lo scorso anno però non tutti gli operatori hanno rispettato l’adempimento e lo stesso Airbnb ha fatto ricorso al Tar contro la riscossione diretta da parte dell’intermediario. Il risultato è stato decisamente negativo e sono entrati solamente 19 milioni dalla tassazione sull’affitto delle case online, contro gli attesi 83. Come ammette il ministro “Sarà difficile fare controlli a tappeto ma l’obiettivo è lavorare affinché l’illegalità nel turismo venga meno. L’Italia è il paese al mondo che ha più illegalità in questo settore”.

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Pubblicato il: 12 settembre 2018

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