Chiude Thomas Cook: come è successo e quale sarà l’impatto in Italia

Il mese di settembre si è concluso con un avvenimento choc per l’industria del turismo, il fallimento dello storico tour operator britannico Thomas Cook.

La notizia è finita sulle pagine di tutti i principali quotidiani nazionali e mass media, considerate le proporzioni del disastro. Il sipario sulla compagnia inglese è calato definitivamente nella giornata del 23 settembre, quando l’amministratore delegato Peter Fankhauser ha dichiarato in pubblico la bancarotta dell’azienda. Si sono rivelati del tutto inutili i tentativi compiuti in extremis per arrivare al salvataggio della società, dopo che la stessa aveva dichiarato perdite superiori al miliardo di sterline nel maggio di quest’anno.

In seguito al fallimento, Thomas Cook ha cessato ogni sua attività. Dunque, niente più voli aerei e prenotazioni cancellate. Nel giro di poche ore, oltre mezzo milione di turisti si è trovato all’improvviso in grande difficoltà, tanto che il governo inglese è stato costretto a pianificare il più grande rimpatrio dal Dopoguerra ad oggi.

Le tappe che hanno portato al fallimento di Thomas Cook

In molti hanno parlato di fulmine a ciel sereno, ma in realtà le avvisaglie di un epilogo drammatico per il noto tour operator inglese si erano già avute durante gli ultimi mesi. A partire dal profondo rosso fatto registrare dopo la svalutazione della compagnia aerea MyTravel, con cui Thomas Cook aveva completato il processo di fusione soltanto due anni prima (2017) dietro a un investimento di 1 miliardo di sterline.

La montagna di debiti accumulata a fine maggio dall’azienda britannica si è poi rivelata impossibile da scalare, con le conseguenze che ad oggi sono sotto gli occhi di tutti. Un altro fattore che, secondo gli addetti ai lavori, avrebbe giocato un ruolo non secondario è da attribuire ai cambiamenti climatici. Più precisamente, all’ondata di caldo eccezionale che ha investito il Vecchio Continente nella primavera 2018, causando il tracollo nella domanda di vacanze al di fuori della Gran Bretagna.

Non solo, alla bancarotta di Thomas Cook avrebbe contribuito anche l’incognita della Brexit, vale a dire l’uscita dall’Unione europea dell’Inghilterra. Al termine del mese di maggio 2019 era stato lo stesso CEO Fankhauser a parlare in termini negativi, sottolineando come l’incertezza presente in tutta la nazione avesse portato i cittadini britannici a rinviare i progetti per le loro future vacanze. Il problema più grande per il tour operator risiedeva nella concomitanza della stagione estiva, il periodo maggiormente redditizio per le agenzie di viaggio online e offline.

Un’analisi approfondita sulle cause che hanno portato al fallimento di Thomas Cook non può non menzionare quanto accaduto a livello del board management nel novembre 2014, quando l’allora amministratrice delegata Harriet Green si dimise dalla sua carica (a quanto pare furono dimissioni forzate). Nei due anni in cui aveva ricoperto l’incarico di CEO dell’azienda, la Green era riuscita a ridurre il debito della società dai 586 milioni di sterline (settembre 2012) a poco più di 100 milioni (novembre 2014). Alcune settimane prima, la donna d’affari inglese aveva lamentato lacune aziendali riconducibili alla scarsa attenzione che la società dava al mondo digitale.

Infine, occorre sottolineare come le difficoltà incontrate nell’ultimo periodo da Thomas Cook siano le stesse che si trovano ad affrontare oggi migliaia di tour operator in tutto il mondo. Uno dei motivi principali è da ricondurre al diverso approccio che milioni di persone stanno adottando prima di partire per una vacanza all’estero. Se, infatti, prima erano soliti rivolgersi alle tradizionali agenzie di viaggio (incluse le OTA), oggi i viaggiatori desiderano progettare in maniera completamente autonoma ogni singolo dettaglio della loro vacanza. Oggi gli strumenti messi a disposizione dalla rete sono molteplici, su tutti i blog di viaggio e forum in cui poter condividere le proprie idee e ricevere consigli utili per disegnare un itinerario personalizzato.

Il resto è storia recente. La CAA (Civil Aviation Administration) ha noleggiato 45 voli charter per rimpatriare i 150 mila turisti britannici che si trovavano in vacanza al momento dell’annuncio della bancarotta di Thomas Cook. Senza dimenticare gli altri 350 mila visitatori stranieri che avevano prenotato un pacchetto-viaggio con il tour operator inglese e si sono trovati all’improvviso senza più un volo aereo che garantisse loro il rientro a casa. Per quanto riguarda il capitolo rimborsi, i cittadini del Regno Unito potranno contare sull’assicurazione Atol, la quale garantisce una protezione completa e risarcimenti entro 60 giorni dalla presentazione della richiesta.

Fallimento Thomas Cook, l’impatto in Italia

Dal punto di vista dei viaggiatori la fine ingloriosa dell’agenzia di viaggio inglese è stata fortemente penalizzante, ma non bisogna dimenticare nemmeno quale sarà adesso l’impatto della bancarotta del tour operator anglosassone sugli albergatori italiani e le loro strutture ricettive. Stando a una prima stima rilanciata dal Bernabò Bocca, numero uno dell’associazione Federalberghi, si parla di perdite pari a 100 milioni di euro, un valore destinato però a triplicare nel corso delle prossime settimane. A tale somma di denaro già di per sé importante, andranno poi ad aggiungersi i mancati introiti da parte dei non associati, che per alcuni ammonterebbero a oltre mezzo miliardo. Con ogni probabilità, le conseguenze più drammatiche si ripercuoteranno sulle realtà turistiche più piccole.

È importante infine sottolineare come il sistema di pagamento dell’ex società inglese sia stato fortemente penalizzante per gli albergatori. Infatti, Thomas Cook prevedeva il trasferimento del saldo 60 giorni dopo il termine del soggiorno dei viaggiatori che avevano prenotato tramite il proprio servizio. Di conseguenza, le strutture ricettive che hanno ospitato durante l’ultima stagione estiva clienti della compagnia britannica non riceveranno alcun soldo. A ciò va ad aggiungersi la beffa delle prenotazioni ancora in essere, le quali non saranno più onorate.

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Pubblicato il: 4 Ottobre 2019

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