Booking, Airbnb ed Expedia indagate dall’Agenzia delle Entrate per presunta evasione dell’Iva

A fine dicembre 2018 l’Agenzia delle Entrate ha aperto un’inchiesta che coinvolge differenti colossi del web, come Expedia, Airbnb e Booking.com per irregolarità fiscali. Infatti queste piattaforme di mediazione digitale sono sospettate di presunta evasione fiscale dell’IVA. L’apertura del fascicolo di indagine è stata accompagnata dalla precisazione da parte dell’Agenzia delle Entrate che il pagamento dell’IVA sulle commissioni dei portali online deve avvenire sempre.

Questo fatto risulta essere l’ultimo atto di una lunga serie di richiami, contestazioni e discussioni in Italia su quale sia il ruolo delle piattaforme digitali che operano a livello internazionale e sul tipo di tassazione da applicare in questi casi.

Cosa prevede la normativa

Come gli altri portali dedicati all’intermediazione immobiliare, Booking e Airbnb devono versare le tasse al posto dei proprietari degli immobili che sono oggetto delle transazioni. Questo fatto era stato confermato a giugno 2017 da parte dell’Agenzia delle Entrate, a fronte della richiesta dei due operatori di non applicare la normativa fiscale in questione. Questa soluzione sostituisce tutte le altre imposte sulla locazione e prevede l’istituto della cedolare secca.

Il versamento dell’importo consiste nell’applicazione dell’aliquota del 21% all’ammontare della transazione e avviene attraverso l’impiego di apposito codice tributo emanato dall’Agenzia delle Entrate all’interno del modello F24. Il pagamento deve svolgersi entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui si verifica la transazione. Ciò è possibile perché le operazioni svolte attraverso Airbnb e Booking.com vengono definite come contratti di locazione breve.

Di conseguenza i portali di intermediazione immobiliare devono versare le relative ritenute al fisco, facendo le veci di veri e propri sostituti di imposta. Anche se l’Agenzia delle Entrate ha emanato un provvedimento attuativo per portali di intermediazione soltanto successivamente, l’obbligo è entrato in vigore il primo giugno 2017. Inoltre è stato richiesto per legge ai due operatori di inviare la certificazione annuale alla stessa Agenzia delle Entrate con gli importi pagati. In secondo luogo tutti i portali di intermediazione digitale (non solo Booking.com e Airbnb, ma anche Expedia) devono versare l’IVA, cioè l’imposta sul valore aggiunto da applicare sugli importi che sono oggetto delle operazioni.

Questo aspetto è stato per lungo tempo discusso, tuttavia recentemente l’Agenzia delle Entrate ha chiarito definitivamente tutti i dubbi e al tempo stesso ha aperto un’indagine per verificare la liceità del comportamento tenuto finora dagli operatori in questione.

Il pagamento dell’IVA da parte di Booking.com

Giovedì 27 dicembre 2018 la Procura di Genova ha aperto ufficialmente un’indagine nei confronti di Booking.com, la più grande agenzia online di viaggi al mondo. L’operatore agisce come intermediario e l’accusa risulta essere di presunta evasione fiscale dell’IVA. Si è arrivati a questo punto soltanto a seguito di una rogatoria internazionale all’Olanda per richiedere l’accesso da parte degli investigatori ai documenti riguardanti il giro d’affari del soggetto in Italia.

Infatti Booking.com è un gruppo societario degli Stati Uniti e la sede generale europea è stata situata appunto in Olanda. Attraverso questo passaggio è stato possibile verificare e analizzare le transazioni commerciali che hanno come protagonisti proprietari di immobili senza partita IVA che mettono a disposizione la propria struttura come casa vacanze. Secondo la legislazione vigente le persone che propongono l’affitto breve di un immobile su questo portale possono dichiarare il ricavo ottenuto dalla transazione al netto della commissione corrisposta a Booking.com.

Tuttavia gli introiti che il portale riceve per la sua opera di intermediazione sono soggetti al pagamento dell’IVA. L’accusa da parte degli investigatori è che Booking.com non ha mai ottemperato a quest’obbligo. Lo stesso comportamento è stato adottato, secondo quanto rilevato dalla Procura di Genova, dagli altri due principali operatori del settore, cioè Expedia e Airbnb.

Le reazioni e gli sviluppi della vicenda

Le reazioni all’indagine della procura italiana non si sono fatte attendere e tutti gli operatori coinvolti hanno negato veementemente di aver infranto la legge. In particolare, Airbnb ha sottolineato come gli obblighi riguardanti il versamento dell’IVA siano stati e continuino ad essere assolti nei Paesi di provenienza dell’host e del guest.

Di conseguenza, facendo riferimento al caso italiano, vengono versati al fisco le tasse relative applicando l’aliquota in vigore (il 22%) sulle commissioni incassate. Anche il portale Booking.com ha sostenuto questa tesi. Infatti nella dichiarazione al quotidiano Il Secolo XIX la piattaforma di intermediazione immobiliare ha replicato che l’imposta in questione viene calcolata sulla cifra complessiva che viene addebitata all’ospite. Sono pertanto i partner a occuparsi di questo versamento.

Ci si aspetta quindi l’apertura di un contenzioso molto duro tra l’Agenzia delle Entrate e Booking.com se le indagini rileveranno la fondatezza dell’accusa. Infatti il volume di affari della piattaforma risulta essere notevole, tanto che la sola Booking.com gestisce circa 40.000 tra case e appartamenti in Italia. Se l’evasione dell’IVA dovesse essere provata, si applicherebbero sanzioni che possono andare dal 90% al 180% dell’imposta evasa.

Il versamento dell’IVA sulle commissioni dei portali

Oltre all’apertura di un fascicolo di indagine su Booking.com, la notizia risulta essere importante per il fatto che, quasi contemporaneamente all’azione della Procura di Genova, l’Agenzia delle Entrate ha emesso una dichiarazione di chiarimento a seguito di una richiesta di Federalberghi. Già in passato la stessa associazione di rappresentanza degli albergatori aveva lamentato i danni che l’attività dei portali di intermediazione immobiliare arrecava alla categoria perché priva di regolazione. Ora viene confermato che bisogna sempre versare al fisco l’IVA sulle commissioni dei portali online. In questo caso possono essere adottate due differenti modalità.

Se il proprietario dell’appartamento messo a disposizione sulla piattaforma possiede una partita IVA, si opta per il sistema di inversione contabile e quindi è questo soggetto a farsi carico del versamento dell’imposta. In caso contrario, tale operazione è demandata allo stesso operatore. Quindi il portale deve identificarsi ed emettere fattura.

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Pubblicato il: 4 Gennaio 2019

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