Bernabò Bocca di Federalberghi contro l’emendamento per l’aumento della tassa di soggiorno

La Commissione Finanze alla Camera ha approvato un emendamento al Decreto Fiscale (Legge di Bilancio 2020) proposto dal PD. Si tratta di una misura che prevede il raddoppio, a partire dal prossimo anno, dell’importo massimo previsto per la tassa di soggiorno.

La soluzione riguarderà le città turistiche italiane con il più alto numero di visitatori. Nello specifico, nelle città dove le presenze dei turisti ammontano a oltre 20 volte quelle dei residenti, il limite massimo passa dagli iniziali 5 a 10 euro.

Il raddoppio dell’imposta comporterà l’aumento degli introiti per le casse comunali, derivanti dalla tassa di soggiorno, fino a un gettito complessivo di 600 milioni di euro all’anno. Comunque è necessario tenere a mente che, proprio per come è strutturato, questo provvedimento riguarderà soltanto alcuni centri turistici. In particolare, saranno interessate i piccoli centri e le città d’arte italiane più frequentate. In entrambi i casi si assiste a massicci flussi di visitatori che consentono ogni anno il raddoppio della popolazione. I dati che emergono dalle prime stime sono:

  • Roma, Milano e le altre grandi città non saranno interessate dall’aumentata tassa di soggiorno. Infatti, grazie all’alto numero di residenti, l’elevato flusso di visitatori non rientrano nei parametri fissati dall’emendamento;
  • l’applicazione della nuova tassa d soggiorno riguarda città con un numero limitato di residenti, di medie o piccole dimensioni. Ad esempio, rientrano in questa categoria Firenze (10 milioni di turisti all’anno) e Venezia (11 milioni di turisti l’anno). Possono essere colpite da questa misura anche località come Rimini, Ischia, Capri, Cortina, Jesolo, Sorrento e altri centri con una ridotta popolazione e che sono frequentate da un alto numero di visitatori italiano e stranieri durante la ragione turistica;
  • potranno vedere l’aumento della tassa di soggiorno sia piccoli comuni di montagna e località costiere molto visitati ma scarsamente abitati.

Le proteste dei turisti e delle associazioni alberghiere

La misura che si vuole mettere in atto si pone due obiettivi. Da un lato si tratta di una soluzione pensata per aumentare le entrate dei piccoli centri, così da permettere loro di incrementare le disponibilità di bilancio per interventi di vario genere a seconda delle loro necessità. In secondo luogo si desidera contenere l’eccessivo affollamento nelle grandi città d’arte italiane (prime tra tutte Venezia e Firenze), dove i flussi turistici troppo elevati stanno portando allo spopolamento del centro storico, distorsioni del mercato immobiliare e gravi problemi legati al traffico.

Il previsto raddoppio della tassa di soggiorno in determinate località ha già sollevato numerose proteste provenienti sia dai turisti che dagli albergatori. I primi fanno rilevare come per soggiornare in una località di vacanza saranno costretti a pagare fino 10 euro al giorno a testa in aggiunta a quelle già previste per l’alloggio e il vitto. Le associazioni degli albergatori, invece, sottolineano come sia affidato agli stessi operatori l’onere di applicare e riscuotere la tassa di soggiorno.

Inoltre le spese relative al pagamento, come le commissioni sulle transazioni effettuate con le carte di credito, risultano essere totalmente a carico degli albergatori. Infine le proteste di Federalberghi hanno sottolineato la gravità del sistema sanzionatorio applicato, con multe pesanti e interventi penali anche per errori formali di entità minima o piccoli ritardi.

Come cambia la tassa di soggiorno

Finora i Comuni che applicano la tassa di soggiorno sono 1.020: nel caso di 23 centri situati sulle isole si parla invece l’imposta di sbarco. Nonostante si tratti di una percentuale estremamente ridotta rispetto al numero totale (8.000) dei Comuni italiani, il tributo ha interessato il 75% dei soggiorni in Italia. I dati finora registrati consentono di determinare i seguenti dati:

  • Roma è la città che registra il maggior flusso di entrate relative all’imposta di soggiorno. Corrisponde al 27,7% dei totale per un importo complessivo di 130 milioni di euro all’anno;
  • 240 milioni di euro (58% del gettito complessivo) interessano Roma, Venezia, Firenze e Milano. Soltanto due di queste città, quelle con una popolazione residente più bassa, potranno vedere il raddoppio dell’imposta di soggiorno;
  • applicano la tassa di soggiorno 40 centri termali e 96 località di lago. 315 Comuni sugli oltre 990 che prevedono nel proprio ordinamento l’imposta di soggiorno sono di montagna (31,6%), mentre 196 si trovano al mare (19,7%) e 161 centri in collina (16,1%). Invece sono soltanto 104 le città d’arte che applicano la tassa di soggiorno, tuttavia in questi casi i gettiti sono molto più elevati rispetto alla media proprio per il fatto che i flussi delle presenze sono più considerevoli.

Il raddoppio dell’imposta di soggiorno è previsto semplicemente da un emendamento della Legge di Stabilità 2020. Di conseguenza dovrà ancora essere sottoposta al relativo iter parlamentare. Per questo motivo, fatto salvo il parametro del numero delle presenze turistiche rispetto all’ammontare della popolazione residente, sarà un decreto ministeriale a indicare i Comuni ai quali si applicherà l’aumentata tassa di soggiorno.

La protesta di Federalberghi

Sia il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca sia la vice presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli hanno definito inaccettabile l’aumento della tassa di soggiorno fino a 10 euro a persona. Si tratta di un provvedimento che non solo non va a risolvere il problema del sovraffollamento delle città d’arte, ma che colpisce duramente il settore alberghiero italiano. In questo modo si aumentano i costi del sistema a fronte di una concorrenza internazionale sempre più competitiva.

In particolare il presidente di Federalberghi sottolinea che:

  • verrebbero interessate solo alcune località turistiche con un aggravio significativo per i turisti;
  • in questo modo il settore alberghiero italiano avrebbe un notevole danno di immagine a livello internazionale;
  • è l’unica norma riguardante l’ambito turistico, ma non ne favorisce lo sviluppo

Bocca propone alcune alternative possibili, ad esempio una tassa di soggiorno proporzionale al costo della camera. Inoltre l’utilizzo dei fondi raccolti dovrebbe essere deciso da un organismo in cui siano rappresentati anche gli albergatori.

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Pubblicato il: 13 Dicembre 2019

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