Amoma sigla una partnership con Google: una cattiva notizia per gli hotel?

Negli ultimi giorni è circolata una notizia potenzialmente negativa per gli hotel: Amoma ha siglato una partnership con Google per pubblicare i propri prezzi su Hotel Ads.

Come riportato da Charlie Osmond, founder di Triptease, il VP del settore travel di Google Oliver Heckmann ha annunciato una partnership con Amoma in occasione della PhocusWright Conference di Dublino. Questo accordo permetterà ad Amoma di pubblicare i prezzi di migliaia di hotel su Google attraverso la piattaforma Hotel Ads.

Amoma si è distinto negli anni come uno dei principali “nemici” degli hotel a causa della frequente pubblicazione di prezzi fuori parity a svantaggio del canale diretto:

Hanno costruito un giro d’affari di successo acquistando tariffe “pacchettizzate” o all’ingrosso (es. riservate alla vendita in pacchetti con il volo incluso) sui canali opachi, per poi scorporarle e rivenderle senza rispettare i contratti di parity tra hotel e OTA.

Il modello di business di Amoma rappresenta un grave danno per le strutture ricettive impegnate a monitorare la propria distribuzione e eventuali strategie di disintermediazione. Nonostante la soluzione migliore attualmente esistente sia quella di individuare il rivenditore delle tariffe e spingerlo a cessare la vendita ad Amoma, quello dei canali opachi rappresenta un grave danno per la distribuzione alberghiera sul web e soprattutto per l’efficacia del canale diretto, in svantaggio rispetto a portali come Amoma.

Amoma infatti rientra nel circuito dei canali opachi, ovvero portali che rivendono gli hotel a tariffe potenzialmente fuori parity rispetto alle altre OTA e allo stesso canale diretto, impedendo di monitorare correttamente la distribuzione di un hotel e compromettendo i risultati di eventuali strategie di revenue management applicate dalle strutture ricettive.

In ogni caso la visibilità garantita ad Amoma da Google Hotel Ads rappresenta un nuovo ostacolo per la vendita diretta, soprattutto considerata la possibilità che le tariffe pubblicate sul motore di ricerca siano potenzialmente inferiori a quelle degli altri canali e soprattutto al quello diretto.

A questo punto non resta che attendere per osservare cosa questa partnership implicherà per la disintermediazione e la distribuzione online.

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Pubblicato il: 17 Maggio 2016

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