Airbnb: rimosso l’80% degli annunci in Giappone

Operativa dal 2013 in Giappone, il colosso dell’home sharing Airbnb è cresciuto esponenzialmente in questi anni grazie ad un’offerta sempre più innovativa e differenziata proponendo abitazioni tradizionali e viaggi esperienziali. Ma la nuova normativa che avrà effetto nell’immediato futuro è destinata a ridimensionare, almeno per ora, le prospettive aziendali del gruppo.

Entro la prossima settimana dovranno essere rimosse dal portale tutte le offerte non in linea con la nuova normativa sugli affitti in ambito turistico. Il vincolo imposto agli host prevede la regolamentazione della propria attività secondo le seguenti regole:

  1. Tetto massimo di affitto 180 giorni l’anno in Giappone (variabile in altri paesi)
  2. Omologazione secondo la normativa nel rispetto della legge sulle emergenze antincendio e antisismiche (fino ad ora in vigore solo negli hotel)
  3. Registrazione dei proprietari delle abitazioni presso le autorità competenti

Airbnb ha fatto sapere che già dal prossimo lunedì eliminerà dalla piattaforma tutti gli annunci “irregolari” dei proprietari che non avranno dimostrato di essere in regola con i permessi. Il provvedimento è stato attuato in anticipo rispetto alla divulgazione da parte dell’agenzia del turismo Nipponica, con il rischio palpabile che si passi ad una riduzione drastica (di circa l’80%) degli annunci presenti sulla piattaforma associati al territorio giapponese.

Quantificando si passerebbe da 62.000 a 13.800 annunci di abitazioni in affitto. L’operazione dovrebbe essere conclusa entro il 15 giugno, giorno in cui la normativa relativa all’home sharing per privati entrerà in vigore. Gli attriti con le amministrazioni governative giapponesi non sono uniche nel loro genere: lo stesso è capitato anche in diverse città dell’UE da Barcellona a Firenze, da Venezia a Berlino fino ad Amsterdam. Quest’ultima ha recentemente proibito i soggiorni superiori a 30 giorni e vietato l’affitto nel quartieri centrali della città, che ha portato ad un conseguente aumento delle tasse di soggiorno come argine del famigerato over-tourism.

Nel caso in cui una situazione analoga dovesse verificarsi anche a Parigi i risultati sarebbero ancor più eclatanti: come conseguenza potrebbero essere rimosse dal portale 43mila abitazioni, pari all’84% dell’offerta parigina di Airbnb. In attesa che arrivi la sentenza il 12 giugno, Airbnb ha inviato una nota a France Presse cercando di incoraggiare l’amministrazione della capitale francese a seguire l’esempio di Londra, Berlino e Barcellona attraverso una partnership organizzativa con l’introduzione di misure di buon senso in favore dello sviluppo di un home sharing più responsabile.

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Pubblicato il: 8 giugno 2018

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