Airbnb nega di essere in concorrenza con gli hotel: è realmente così?

Chiunque abbia un albergo o lavori nel settore turistico conoscerà sicuramente Airbnb, soprattutto per l’impatto negativo che questo servizio può avere sul fatturato degli hotel. Secondo quanto dichiarato da un dirigente dell’azienda sembra però che Airbnb non si consideri un vero e proprio competitor per le strutture ricettive, nonostante uno studio dimostri come lo scenario possa cambiare radicalmente già a partire dal 2016.

Airbnb è una delle storie di successo dell’esplosione dell’era dot-com, raggiungendo una valutazione di oltre 10 miliardi di dollari. Nonostante quest’azienda abbia fatto la fortuna dei propri fondatori, il servizio è combattuto duramente dall’industria degli hotel e, in materia normativa, anche dalle istituzioni.

Airbnb: non siamo in concorrenza diretta con gli hotel

Secondo quanto riportato da CNET il VP di Engineering Mike Curtis, durante una conferenza presso 4 Years From Now, un evento dedicato al mondo delle startup, ha negato in modo piuttosto significativo l’idea che Airbnb faccia concorrenza al settore alberghiero:

Loro affittano sistemazioni e noi affittiamo sistemazioni, per cui alcuni sentono che ci sia conflitto o competizione tra noi. Ma questo presuppone che il settore di viaggi sia un gioco a somma zero. E non credo che lo sia. La nostra azienda si sta espandendo e il settore alberghiero si sta espandendo. Noi stiamo aiutando le persone a viaggiare in un modo nuovo. Non la vedo come una competizione diretta agli hotel.

Le dichiarazioni di Curtis sono piuttosto chiare e categoriche. Secondo il dirigente, Airbnb non compete direttamente con gli hotel, bensì sta avendo il merito di creare una nuova domanda da parte di coloro che invece preferiscono un viaggio alternativo rispetto al soggiorno tradizionale in hotel.

Uno studio della Boston University

Tuttavia sembra che un interessante studio riportato da The Economist e condotto da un team presso la Boston University abbia evidenziato uno scenario differente. La ricerca ha esaminato i fatturati degli hotel in Texas, dove Airbnb è cresciuto più rapidamente in alcune città che altre, senza trovare un impatto significativo sugli hotel. Situazione diversa invece quella emersa nelle città in cui Airbnb ha sviluppato una presenza forte: in questo caso infatti il portale online ha tagliato il fatturato degli hotel indipendenti e economici del 5% nei due anni precedenti al dicembre del 2013.

Nel caso in cui Airbnb dovesse continuare a crescere in modo così rapido, lo studio ipotizza che entro il 2016 il fatturato potrebbe subire una riduzione di oltre il 10%, penalizzando significativamente le strutture economiche e più accessibili. Viste le premesse non dovrebbe stupire l’astio di molti albergatori verso questo servizio, come testimoniato anche dalle dure dichiarazioni di Vijay Dandapani, Presidente di Apple Core Hotels a New York: “Vedo una correlazione diretta tra la riduzione del nostro fatturato e l’aumento di Airbnb. Vedevamo una crescita continua prima che arrivasse Airbnb.”

L’influenza di Airbnb sui viaggiatori business

Un altro settore potenzialmente influenzato da Airbnb è quello dei viaggi aziendali. Sempre più compagnie infatti consentono ai propri dipendenti di pianificare autonomamente gli itinerari, incentivandoli ad essere parsimoniosi. Google, ad esempio, impone un budget per ciascun viaggio, dando a coloro che spendono meno dei crediti da donare in beneficenza o da usare per ottenere dei vantaggi futuri come posti migliori in aereo o altro ancora.

In sostanza, se Airbnb continuasse nella sua crescita esponenziale e riuscisse a siglare degli accordi con le OTA per promuovere le proprie soluzioni abitative a noleggio, la concorrenza verso il settore alberghiero difficilmente potrà essere ignorata.

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Pubblicato il: 18 marzo 2015

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