Dove sta andando l’industria ricettiva? (secondo la mia personale opinione)

E’ ormai qualche anno che mi occupo di analizzare il mondo turistico, nonché di comunicare a diverse persone i risultati di queste analisi, se non altro perché lo ritengo utile per le proprie scelte professionali o aziendali. In primo luogo oserei dire che lo shock causato dalla nuova realtà dell’industria turistica inizia ad essere metabolizzato, nonostante le resistenze di un paese che odia le novità.

Realtà che ha visto in un lasso di tempo di circa vent’anni l’ingresso di nuovi turisti, nuove forme aziendali, nuove forme di prenotazione, nuove forme di viaggio a basso costo, nuove necessità manageriali, nuovi mercati turistici, nuovi concorrenti, nuove forme d’intrattenimento, etc.

Il tutto condito da uno stillicidio di crisi economiche confluite in quella più grave della storia, tutt’oggi in atto, le quali hanno minato la capacità di produrre reddito per le aziende alberghiere, che fino almeno agli anni 90 avevano vissuto in tutta tranquillità.

Tutto ciò ha distrutto la classica azienda alberghiera italiana, la media azienda familiare del passato: tre stelle che viveva di un turismo fisso, bassi costi, lavoratori famigliari, villeggiatura ormai inesistente o clienti abituali oggi forse novantenni, qualità media scarsa. Tutto ciò semplicemente non ha più ragione di esistere.

C’è tuttavia ancora da combattere la ritrosia folle, tutta italiana, verso i concetti di industrialità, ricerca del profitto, turismo di massa, purtroppo nell’immaginario nazionale tutti collegate ad uno svilimento del prodotto Italia, quando invece servirebbero solo alla sua valorizzazione e implementazione.

In ogni caso, come dicevamo, parliamo di un paese sociologicamente astioso nei confronti delle novità, conservatore fino al limite del reazionario, il che a volte non è necessariamente un bene, ma questo è un altro discorso.

Purtroppo chi lavora nel mondo ricettivo deve prendere atto della dura realtà, per evitare problemi alla propria azienda e, quindi, prendiamo atto che l’industria ricettiva odierna, dal livello più piccolo al lusso, richiede:

  • Obiettivi chiari e ricerca del profitto. Da raggiungere attraverso etica professione e qualità dell’offerta
  • Organizzazione aziendale e manageriale
  • Business planning, comprensivi di strategia di marketing
  • Sistemi di programmazione e controllo di gestione
  • Formazione e sviluppo competenze HR
  • Presenza online a 360°, dai social al sito fino ad un’attenta selezione delle OTA
  • Ricorso alle tecnologie e ai software
  • Presenza commerciale diversificata
  • Offerta al cliente diversificata e personalizzabile a scelta
  • Conciergerie e contatto con il cliente
  • Alta qualità strutturale e di comfort
  • Servizi accessori

Atteniamoci per ora a questi, anche perché do per scontata la modernizzazione di base, che mi auguro sia stata già implementata da un decennio almeno (parlo di sito internet, pagina facebook, riallestimento hall e camere etc…).

Sulla base di quanto detto, dobbiamo puntare quindi la luce del faro sull’elemento principale:

LA DOMANDA TURISTICA

Questa domanda, a livello ricettivo, è come detto molto diversa dal passato e si sta polarizzando, a mio parere, verso queste direzioni:

  1. Domanda di strutture ricettive piccole e a basso costo
  2. Domanda di strutture ricettive targetizzate su specifici segmenti di mercato (es turismo giovanile, business e wellness)
  3. Domanda di strutture ricettive di massa standard, sia a livello basso costo che medio (es Ibis o Hampton)
  4. Domanda di strutture ricettive estremamente caratterizzate e personali, anche piccole, tendenti al lusso e mediamente care
  5. Domanda di strutture ricettive di grande lusso

Ciò considerando le due possibilità derivanti: rimanere orgogliosamente indipendenti oppure affiliarsi ad un marchio internazionale. 

Indi per cui, quali saranno (sempre a mio parere) le strutture ricettive che avranno successo? Mi limito al mercato italiano:

  • Taglio fino a 10 camere, b&b e affittacamere
  • Taglio fino a 35 camere: alta caratterizzazione, qualsiasi sia la location (città o leisure montagna/mare)
  • Taglio fino a 80 camere: targetizzazione della clientela (ma con grande difficoltà di sostenimento costi), meglio muoversi verso una qualità più elevata, oppure sul livello della struttura no frills (esempi: Motel One, joe&joe by accor), con una particolare attenzione al business
  • Taglio oltre le 80 camere: standardizzazione su livelli internazionali, con possibilità di affiliazione a marchi e diversificazione della proposta.

Questo tenendo in considerazione due fenomeni ormai inarrestabili:

  1. La sharing economy e lo sviluppo della ricezione extralberghiera, anche se qui spesso si dovrebbe parlare più di shadow economy, viste le zone d’ombra. Questo fenomeno è legato a diversi fattori, ma bisognerebbe iniziare a pensare a due elementi, a) Regole uguali per tutti. b) Gli alberghi non sono b&b e devono offrire di più in termini di qualità e servizi, se non vogliono subirne la concorrenza. Tenendo conto che sono stimati circa 220.000 annunci di vendita solo in Italia per strutture di questo tipo (Rapporto Federalberghi 10/2016), come si può far convivere entrambe le realtà senza farsi del male a vicenda?
  2. L’ingresso delle catene internazionali in Italia. In questi mesi è avvenuta la fusione tra Marriott e Starwood. Un gigante da oltre un milione di camere nel mondo. Tutte le principali catene hanno piani di espansione in Italia. In Europa in media il 30% delle strutture fa capo ad un marchio. Come può la struttura media italiana controbattere chi ha potenzialità di economia di scala e potere contrattuale così forte? O ci si allea, opzione che ritengo validissima, oppure si deve alzare l’asticella della caratterizzazione.

Indubbiamente quelle che sono le strutture che sembrano riscuotere il maggior favore della domanda sono il taglio fino a 10 camere ed il taglio fino a 35, il quale rappresenta una delle maggiori opportunità per le strutture tipiche italiane, tradizionali ed indipendenti, a patto di agire sulla caratterizzazione e la personalizzazione (anche diminuendo il numero di camere).

Infine si devono considerare le grandi e grandissime strutture, che però hanno la necessità di entrare a far parte di un network offrendo standard adeguati. Ritengo queste considerazioni valide per le strutture di tutte le location, che siano cittadine o fuori città.

Intendiamoci bene, questa è la mia visione personale, suffragata naturalmente da una serie di dati (si veda in tal senso la ricerca “Innovazione, ospitalità e territorio” – Regione Lazio, Turis.forma 2015) e osservazioni qualificate di grandi imprenditori che stanno investendo nel settore, vuole essere anche uno spunto di riflessione per coloro che intraprendono in un settore che, con i dovuti accorgimenti, mostra ancora enormi possibilità.

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Pubblicato il: 25 ottobre 2016

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