“Do Not Disturb”: cambiano le politiche degli hotel

Cambiano le regole negli alberghi ma soprattutto il carattere operativo dello staff. Molte catene alberghiere e strutture ricettive hanno infatti aggiornato le proprie politiche di sicurezza in merito al cartello “Non Disturbare“.

“Do Not Disturb” la privacy prima di tutto 

Questo era lo slogan che fino a ora ha contraddistinto e identificato uno dei caratteri fondamentali di qualunque soggiorno in hotel, diventato indispensabile in ogni camera e per ogni ospite.

Da oggi però cambiano le regole: promotore del cambiamento è il colosso statunitense Disney Resort, leader nel settore che ribaltando le regole della privacy e le abitudini del suo staff ha modificato la dicitura del cartellino da “Non Disturbare” a “Stanza Occupata”, riservandosi il diritto di entrare nelle camere ogni 24h per motivi di sicurezza, manutenzione o altro.

Altri competitor hanno agito repentinamente, come l’Orleans Hotel a Las Vegas e il Boid Gaming con le sue 20 proprietà, introducendo il “controllo benessere” mentre c’è chi ha deciso di irrigidire ancor più le nuove norme di sicurezza vedi l’hotel Wynn, dove il controllo viene effettuato ogni 12h.

Le novità introdotte rendono ancora più sottile l’equilibrio tra sicurezza e privacy; da una parte il diritto fondamentale alla privacy, in assenza del quale è difficile esercitare anche la libertà d’espressione, dall’altra la spinta a barattare le proprie libertà di fronte alle minacce che minano la nostra sicurezza.

Il parere dei professionisti

Molti professionisti dell’ospitalità hanno parlato di questo cambiamento nel settore alberghiero descrivendolo come un’importante novità, soprattutto in termini di sicurezza.

TravelMole, il primo sito a darne notizia, ne ha parlato come di “un piccolo, ma significativo cambiamento“; parole simili sono arrivate anche da Rosanna Maietta (portavoce dell’American Hotel & Lodging Association) sul New York Times, che ha sottolineato il diritto delle strutture ricettive di “far entrare il personale” all’interno delle camere.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Hilton Hotels che pur non avendo attuato alcun cambiamento  materiale ha obbligato il personale a informare i vertici nel caso in cui il cartello “do not disturb” fosse appeso da più di 24h.

La sicurezza prima di tutto

Le esigenze di controllo e prevenzione quasi sempre hanno intaccato il concetto stesso di privacy.

Il modo con cui gli ordinamenti reagiscono a queste situazioni si concretizza nel ricorrere a interventi di carattere emergenziale che consistono primariamente nell’inasprimento delle misure di controllo; come dire “a mali estremi estremi rimedi”.

Le soluzioni attuate  dalle strutture alberghiere, come abbiamo visto, non fanno altro che sottolineare la difficoltà di trovare un equilibrio tra privacy e sicurezza e hanno proprio l’obiettivo di spostare l’importanza dall’una all’altra cosa, evidenziando come di questi tempi la sicurezza sia forse l’aspetto più importante per garantire un soggiorno di qualità.

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Pubblicato il: 12 gennaio 2018

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