Airbnb: una minaccia che molti hotel ignorano

Airbnb è un tema molto scottante nel mondo dell’ospitalità e, nonostante i suoi dirigenti neghino di essere in concorrenza con gli hotel, questo servizio rappresenta una minaccia che molti albergatori continuano a trascurare.

“Qualcuno è preoccupato di Airbnb?”

Quella che leggete qui è una domanda posta da Mark Woodworth durante la Hunter Hotel Conference, a cui hanno partecipato circa 1.200 persone. Con grande stupore dello speaker, le mani alzate erano appena 5.

Questo aneddoto, raccontato da Patrick Mayock – caporedattore di HotelNewsNow – non fa altro che confermare ancora una volta come il settore alberghiero stia sottovalutando in modo significativo Airbnb come minaccia alla propria categoria.

La piattaforma di ospitalità peer-to-peer rappresenta una minaccia reale sia in termini di domanda che tariffe, ma sembra che gli albergatori non vogliano proprio saperne. E’ possibile che questo atteggiamento di indifferenza sia causato dalla grande quantità di alloggi disponibili su Airbnb per competere seriamente con il settore alberghiero. Una quantità di alloggi che per essere raggiunta necessita di una grande concentrazione di ospiti in località molto richieste.

Per una serie di motivi le strutture ricettive presenti in mercati secondari e decentrati possono dormire sonni tranquilli per ora, ma la situazione cambia drasticamente nei centri urbani molto popolati. In questi scenari infatti Airbnb si trova in una posizione nettamente più avvantaggiata e per questo è importante che la sua influenza non venga trascurata.

La piattaforma di alloggi P2P sta crescendo in modo esponenziale, con un aumento degli alloggi disponibili che raddoppia di anno in anno da 4 anni a questa parte (fonte: VentureBeat). In città come Austin, in Texas, questa crescita ha avuto un impatto negativo di oltre il 13% sui fatturati degli hotel. A dimostrarlo è uno studio condotto dalla Boston University di cui vi abbiamo parlato in un nostro articolo intitolato “Airbnb nega di essere in concorrenza con gli hotel: è realmente così?“, di cui vi proponiamo un breve estratto:

Nel caso in cui Airbnb dovesse continuare a crescere in modo così rapido, lo studio ipotizza che entro il 2016 il fatturato potrebbe subire una riduzione di oltre il 10%, penalizzando significativamente le strutture economiche e più accessibili. Viste le premesse non dovrebbe stupire l’astio di molti albergatori verso questo servizio, come testimoniato anche dalle dure dichiarazioni di Vijay Dandapani, Presidente di Apple Core Hotels a New York: “Vedo una correlazione diretta tra la riduzione del nostro fatturato e l’aumento di Airbnb. Vedevamo una crescita continua prima che arrivasse Airbnb.”

Airbnb: un vero e proprio contagio

Se questi dati ancora non vi hanno convinto, a volte un’immagine può valere più di mille parole:

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Fonte: InsideAirbnb.com

Questa immagine, che assomiglia molto ad un contagio vero e proprio, mostra gli alloggi in affitto a New York. I punti rossi sono interi appartamenti in affitto su Airbnb, quelli verdi sono stanze private e quelli blu sono camere disponibili in condivisione. In totale sono presenti 27.392 annunci. Una frazione delle 112.801 stanze di hotel disponibili nella città, ma si tratta comunque di una situazione che potrebbe influire pesantemente sugli affari degli hotel, soprattutto nei momenti di crisi economica.

Questo perché il prezzo medio di un annuncio su Airbnb è nettamente inferiore alla tariffa media di una stanza in hotel. A rendere la situazione ancor più grave è il crescente interesse di Airbnb al mercato del business travel, su cui la piattaforma sta puntando in modo significativo.

Alla luce di quanto detto in questo articolo, nel caso in cui Airbnb dovesse continuare a crescere con la velocità attuale, entro qualche anno potrebbe rappresentare una seria minaccia per gli hotel, che a quel punto non potranno più continuare con la propria indifferenza.

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Pubblicato il: 26 maggio 2015

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