Airbnb si schiera con gli albergatori contro le alte commissioni alle OTA

Recentemente si è aperto un nuovo scenario nella battaglia per le prenotazioni alberghiere contro le commissioni OTA con lo “schieramento” di Airbnb da parte degli albergatori. 

Dopo aver annunciato le sue intenzioni Airbnb ha aperto la propria piattaforma agli hotel; questo ha portato a diverse implicazioni da parte degli interessati nei settori di viaggi e dell’ospitalità. Airbnb non ha infatti perso tempo lanciando una nuova campagna pubblicitaria che sfida direttamente le OTA su quanto denaro viene preso come commissione dagli hotel.

Gli alberghi spingono sempre più in modo aggressivo verso l’aumento delle prenotazioni dirette attraverso un ampia varietà di soluzioni e metodi.

La campagna proposta da Airbnb chiede agli albergatori di considerare la nuova piattaforma come un mezzo per ridurre la dipendenza dalle “grandi” OTA. L’azienda ha pubblicizzato la propria struttura di commissioni (molto più bassa) che va dal 3% al 5% ovunque ci si trovi, come vantaggio fondamentale per gli hotel.

La struttura di commissioni lanciata da Airbnb minaccia certamente di modificare il modello di business delle OTA. In una lettera aperta agli albergatori, l’azienda spiega che oltre alle caratteristiche dettagliate dell’offerta alberghiera non saranno previsti contatti, capacità di differenziazione degli hotel da camere e/o intere case nella fase di ricerca, promettendo inoltre nuovi strumento di gestione.

Le OTA potrebbero essere quindi costrette a rivalutare le condizioni offerte agli albergatori: proprio lo scorso dicembre Expedia ha annunciato l’intenzione di espandere la sua offerta includendo soluzioni tecnologiche all’avanguardia per gli hotel, guardando oltre all’essere considerato un semplice canale di distribuzione aspirando a diventare una vera e propria “piattaforma per hotel”.

Un sondaggio sottolinea l’insoddisfazione tra gli albergatori

Airbnb ha anche commissionato uno studio che riporta nel dettaglio le impressioni degli albergatori che si affidano alle diverse OTA. Le informazioni raccolte hanno un’importanza notevole e sottolineano quanto una struttura alberghiera indipendente possa essere vincolata alle diverse piattaforme OTA.

Il sondaggio di dimensioni ridotte prendeva a campione 49 proprietari di piccoli alloggi, la maggior parte (74%) erano B&B di proprietà e proprietari di boutique hotel (20%), i restanti si suddividevano tra alberghi, locande e motel.

Anche il servizio clienti ha riportato problemi su tre dei quattro intervistati, a dimostrazione di quanto sia complicato garantire un servizio completo agli hotel indipendenti che, presenti in gran quantità specialmente nel territorio italiano, rappresentano la base del successo per una piattaforma online in termini di ospitalità. In questo modo Airbnb ha tracciato una linea che suggerisce la creazione di un servizio clienti migliore.

Non è un’impresa facile date le ingenti spese che servono a sostenere la gestione delle piattaforme che operano nel mercato locale e che collaborano con gli hotel. Quando si tratta di utilizzare i “risparmi” gli albergatori hanno la tendenza a utilizzare le entrate aggiuntive derivanti dalle commissioni inferiori con il fine di migliorare le strutture, offrire aumenti salariali e assumere più dipendenti.

Naturalemente, questo denaro potrebbe semplicemente supportare la redditività di alcune operazioni, ma non vi è alcuna garanzia che eventuali risparmi sulle commissioni vengano trasferiti all’ospite sotto forma di servizi.

Questo senza dubbio è un’argomento a favore della campagna pubblicitari intrapresa da Airbnb verso gli albergatori: “prendiamo meno soldi per permettervi di offrire un’esperienza migliore agli ospiti, una migliore esperienza aumenta la lealtà creando un circolo virtuoso“.

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Pubblicato il: 16 marzo 2018

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